Tempo e Attimo

 

In realtà l‘attimo, come il punto matematico, non ha né tempo né spazio. Ma concettualmente esiste, reale nella nostra percezione come tante altre illusioni.

E’ l’unica frazione temporale che si vive, ma è subito passato, dietro di noi.

Potremmo dire che è subito memoria.

Forse che la memoria non si vive? Sì, ma diversamente. Noi siamo memoria, la cancellassimo saremmo vasi vuoti barcollanti senza neppure la capacità di stare in piedi. Memoria labile, sempre in deformazione, ma sempre più vasta invecchiando. E come la viviamo? Non come l’attimo: per quanto quella che più ci preme, ci angoscia, sia fortemente presente, ci giunge sempre ritardata meditata ripensata e anche, senza volere, modificata da tutte le sensazioni che le si aggiungono attraverso le nostre esperienze passate.

Viviamo il passato o il presente?

Indubbiamente viviamo del passato, ma attimo per attimo il presente. E l’attimo ha una pregnanza, una capacità di ferirci immediata che ci dà veramente la prova del vivere, dell’esserci. Anche se ragionandoci sopra potremmo dubitare pure della sua esistenza dato che, se volessimo suddividerlo parcellizzandolo si andrebbe avanti all’infinito.

Ma alla mente umana occorre tempo per registrare anche una sensazione come l’esserci, la gioia, la paura e per definire ogni percezione, per cui è proprio la nostra lentezza mentale che ci permette o ci impone di considerare il tempo non nel suo percorso regolare continuo (analogicamente ?), ma a frammenti, per cui un attimo assume valori diversi di durata a seconda della forza dell’esperienza da registrare.

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