Limiti e verità della parola

Limiti e verità della parola

La parola ci crea ordine attorno, nomina le cose rendendocene padroni, allontana l’ombra dell’incomprensibile senza distruggerla, sforzandosi solo di tradurla in segni accettabili alla nostra esperienza.
Con la parola ricomponiamo il mondo cercando di farlo rientrare nei nostri schemi mentali, lasciando spazio a richiami che continuino a suggerire l’arcano che viviamo ma in forme più familiari.
E questo nei confronti di tutto, dagli aspetti più concreti della vita (non viviamo con sicurezza anche ciò che non abbiamo sperimentato fidandoci del racconto di altri?), ai grandi perché che ci assillano.
Nella Scienza, Tecnica, Filosofia, Religione ( e non ultima Arte) le parole si affannano in diversa maniera a costruire un quadro ordinato e accettabile della vita o per motivi logici e razionali o per aspirazioni mistiche. Salvo poi, al tremolio di alcune basi, a sostituire qualche pietra alla costruzione.
Costruiscono immagini apparentemente coerenti, che ci permettono di abbarbicarci a zattere che non ci lasciano affondare nel non senso.
Senza queste zattere costruite pazientemente ed eroicamente attraverso millenni di continue ricerche, ci guarderemmo ancora smarriti attorno senza osare calpestare la terra o guardare il cielo.
Ma la parola, il segno, o gesto o sillaba magica capace di coordinare il mondo, di darcene un senso, appartiene alla mente dell’uomo, e contiene i suoi limiti essenziali e storici.
Così questo nostro mondo in cui viviamo si ricrea di continuo in un pulsare di stelle che cambiano luce e colore ad ogni nostra nuova parola, senza mai uscire da noi.
Ogni costruzione del mondo deve avere la chiave che corrisponda alle nostre menti e che possa proporsi a noi in uno schema il più possibile duraturo .
Ma nessuna costruzione, nessuno schema logico o spirituale può essere mai conclusivo, poiché è nel segno della parola stessa il rimando a ciò che non può essere concluso: il limite del suo stesso umanesimo.
Passando dalla storia al mito la parola esce dal tempo per farsi segno che rimanda sempre ad altro, ma può mantenere la sua validità solo nel suo svuotarsi continuamente per ricaricarsi di nuovi indici e sensi legati
esclusivamente alla nostra struttura mentale

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