Le cose che non importano- una signora di età media

 

 

LE COSE CHE NON IMPORTANO

 

Una signora di età media, corporatura robusta, con una giacca pesante che certo ha vissuto primavere migliori: aspetta l’autobus presso una colonna in via  Dei Mille, un po’ discosta dal gruppo di persone in attesa.

Mi trovo sull’autobus fermo a un semaforo vicino. I miei occhi cadono su di lei per un suo gesto familiare: ha estratto un fazzoletto e se lo porta alla bocca per bagnarlo di saliva, poi prende a strofinare con aria assorta un punto del bavero della giacca. Sicuramente non è cosciente della gente che poco discosta attende il bus, tutta la sua attenzione punta un po’ imbronciata su quella macchia che io non vedo ma che certo lei ha scoperto poco fa..

E’ certo accaduto anche a voi: vi accorgete di esservi sporcati per un gesto impacciato,  e chi non è mai ricorso a un po’ di saliva mancando di acqua vicina?

La sua ostinata applicazione l’ha chiusa in una bolla di intimità che la isola completamente, e proprio quella bolla blocca la mia attenzione. Spingo lo sguardo come una mano che possa scuoterla e impedire quel suo negarmi. Ma so che la distanza è colossale, insuperabile. Lei non è nel mio mondo: questa sua concentrazione è di un’ intimità che mi viene preclusa nello stesso momento  in cui entra nella mia coscienza. Lei, assorta, non chiedendo nulla agli altri li costringe ad una estraneità che rende peccaminosa la mia testimonianza e forse indecorosa. La visione che io ho del suo gesto ripetuto, mi è, nell’intimo dei suoi pensieri, completamente preclusa, il mio ‘io’ negato non solo dal suo mondo ma per un attimo da tutto il mondo degli altri ‘io’. Non è mai stata così forte la percezione dell’assoluta privatezza dell’io, come in questo momento.

No, lei non alza gli occhi, come vorrei, per salvarmi. E io rimango perduta  sull’autobus che parte lasciandomi il mondo alle spalle.

 

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