La maschera e il nudo

 

LA MASCHERA E IL NUDO

Il nudo è un travestimento o la rinuncia ad una divisa? L’abito  viene a far parte di noi, ci rappresenta. Ci condiziona perfino nel linguaggio.

Anche la nudità può divenire maschera, esca, inganno.  Ma nel senso profondamente umano della fragilità del nudo l’abito diviene corazza, carapace. Il pudore cela il mistero della nostra intimità.

Solo la perfezione del corpo non ha pudore, ma anche qui il trucco cerca le pose più estetiche, ingannevoli.

Per questo la bellezza tradisce: cela l’essenza. Perché proprio nell’impaccio e nello squilibrio si rivela qualcosa di intimo e a volte profondamente drammatico non per il difetto ma per la vergogna e la riluttanza nel mostrarsi.

L’abito parla, può sostituire in parte il linguaggio del corpo: esprimere passione, paura, prestigio. Com’ è evidente nell’arte giapponese.

Anche senza il nostro corpo mantiene una sua identità vincolandoci ai nostri ricordi in grucce cadenti come spettri privi di carne, simili a primitivi feticci.

Chi è più sincero, il nudo o la maschera che indossiamo? Noi siamo l’uno e l’altro contemporaneamente, e la maschera è una necessità come le pieghe del nostro viso, quelle che più cerchiamo di nascondere malgrado siano le più vicine alla verità.

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