Vera Arte Critica

Pubblicato su Nostos Anno 1 Numero 0

L’artista trae le sue radici dall’ambiente e dalla cultura ma pone sulla bilancia soprattutto quel se stesso che si divincola da tutti i condizionamenti cercando la propria originalità (originalità che non esclude il mondo ma lo colora di soggettività).

La sua azione è contemporaneamente introspezione ed estrinsecazione, tende a portare allo scoperto le sue aporie, le sue più intime contraddizioni, la sua visione della vita, per coprirle poi di una veste metaforica che unica permette quella polivalenza di segni arcani che apre a molteplici interpretazioni.

La sua intima realtà si traduce in mito, il mito è l’unica rappresentazione razionale (ordinata) capace di rendere visibile una realtà spesso sfuggente ed incomprensibile.

Del mito l’opera assume la veste polisemica in cui ogni parola allude ad altro intrecciando un discorso senza chiusure.

E’ dell’arte il gioco di una rappresentazione intensa e sfuggente che si avvale di sentieri percorribili in varie direzioni in un tracciato anche contraddittorio ma mai falso. Pressato dai mille segni altrui l’artista si vela e si disvela, ricerca con sofferta fatica i propri segni per raggiungere una libertà che non è dimentica di ciò che è stato, ma non lo ricalca.Quando questo passato è troppo cogente, si ribella. A volte sembra volerlo rinnegare tutto: urla, grida, distrugge per liberarsene e crea scandalo. Uno scandalo liberatorio da cui non deve nascere una nuova retorica. Ogni vero artista porta più o meno profondamente impresso il marchio dello scandalo, indice di una rivoluzione piccola o grande che impone a tutti un ripensamento, una analisi critica di se stessi. E non solo per ciò che riguarda l’arte, perché se l’arte è un discorso che si apre al mondo, questo non può non riconoscervi i propri caratteri ed i propri problemi, e quindi non risultarne segnato. Ma lo scandalo è scandalo solo se colpisce giusto e può permettere una alternativa sofferta, pensata, originale. Una via che risponda alle profonde esigenze di scrollarsi di dosso ciò che è morto e non è più capace di parlare.

Un artista porta sempre in se qualcosa di distruttivo e qualcosa di nuovo, in diverse proporzioni, e prima di giungere a quel nuovo che sente nascere dentro di se lotta per tutta una lunga notte con l’Angelo misterioso che solo alla fine gli concede la pace e la vittoria, come ha lottato Giacobbe con il notturno Assalitore della Genesi.Il nuovo quindi è frutto di una estenuante fatica, non può essere un gioco ripetitivo, l’espediente per stupire il pubblico ad ogni costo accentuando in un inutile crescendo di sconcerto orrore nausea oscenità, magari per rendere più visibile il proprio nome. Non c’è niente di osceno in ciò che è sofferto, elaborato, mitizzato, che rappresenta un sentimento umano, un grido di gioia o di dolore, ma diviene indecente se rimane gratuito, ostentazione solo provocatoria, presunzione di differenziazione. Non c’è neppure scandalo in questi casi, ma solo povertà, insipienza e banalità.

E la banalità è sempre solo volgare. E il critico in che rapporto si pone con l’opera dell’artista? Il critico è l’Altro (lettore, fruitore per eccellenza) che l’artista ansiosamente cerca, poiché per quanto ermetica sia, l’arte è sempre dialogo, ricerca a volte velata di un incontro, un ascolto che confermi o una diatriba che dia uno stimolo, un impulso nuovo.

Anche l’opera che sembra chiudersi in se stessa non potrebbe nascere se non cercasse intimamente (a volte troppo aristocraticamente) una controparte. L’artista non è un uomo che si chiude in una camera senza porte e finestre per guardarsi allo specchio: è un Narciso che specchiandosi a una fonte a cielo aperto cerca il riflesso dell’Altro che possa capirlo tanto da rompere la sua solitudine fin quasi a coincidere con la sua anima. Il critico d’arte si pone davanti all’opera in un secondo tempo, ne scruta le ombre e le luci, vi cerca dentro l’autore e si sforza di decifrare quei segni arcani che tessono la morfologia del discorso. L’incontro è anche scontro, poiché nel critico vivono necessariamente poetiche predilezioni e a volte chiusure di una storia e sensibilità diverse. Ma nel riportare alla luce circuiti, percorsi, aspetti reconditi dell’artista, il critico porta alla luce anche se stesso, ritrova il senso dell’Altro nel suo essere diverso, così insieme ricreano l’opera, una delle in- finite possibili, altra ma sempre vera e aperta. La ricerca, mai conclusiva, arricchisce tutti e due se tutti e due vi si applicano con onestà: senza barare sulla propria sincerità, senza lasciarsi coinvolgere da ragioni di mercato. L’unica verità possibile oggi è l’onestà: serietà nell’applicazione, sforzo di libertà da pregiudizi, tensione alla sincerità con se stessi e con gli altri.

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One Response to Vera Arte Critica

  1. daria says:

    molto interessante.
    grazie per averlo scritto

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